Comunicato stampa

Sergio Sacchi risponde a Franceschini : “I testi dei cantautori andrebbero insegnati nelle scuole” “Ma non lasciamo fuori la musica”

In seguito alle dichiarazioni (link) del ministro Franceschini del 5 maggio, su cui il Club Tenco era già intervenuto (come ripreso da Paolo Talanca sul Fatto Quotidiano), ecco l’articolo del Responsabile Artistico del Club Sergio Sacchi apparso il 14 maggio sull’Unità:

L’assegnazione del Premio Nobel a Bob Dylan, che ha certificato come la letteratura sia costituita, oltre che da poesia, prosa e teatro, anche dalla canzone, ha smosso un po’ le acque. L’onda lunga è arrivata anche alle nostre spiagge e a Parma è stata conferita la laurea ad honorem a Patti Smith. Insieme ad alcuni cantautori italiani, la cantante e poetessa statunitense ha anche partecipato a una serata, organizzata dal Club Tenco, intitolata a Fernanda Pivano che per mezzo secolo ha continuato a sostenere come i più autentici poeti della nostra epoca fossero proprio i cantautori. Del tutto inascoltata nel nostro paese, la voce della Pivano trovava alcuni riscontri nel mondo, tanto è vero che alcuni accademici avevano già, e in più di un’occasione, candidato Dylan al prestigioso premio. E nemmeno era stato il primo o l’ultimo autore di canzoni: era già capitato al brasiliano Vinicius de Moraes e all’argentino Horacio Ferrer, poeta del tango e sodale di Piazzolla e Salgán. Ambedue, mi piace ricordarlo, premi Tenco.
Poi il cerchio, si spera toccato da un po’ di magia, è stato chiuso dalla dichiarazione del ministro dei Beni e delle attività culturali Dario Franceschini che, intervenendo proprio nella cerimonia di Parma, ha affermato “I testi dei cantautori andrebbero insegnati nelle scuole perché sono una forma d’arte, e oltretutto le parole delle canzoni dei grandi artisti internazionali e italiani sono un pezzo della formazione culturale dei valori che hanno accompagnato intere generazioni”. L’affermazione non poteva che essere condivisa, naturalmente, ma il Tenco ha voluto entrare nel merito della questione, augurandosi non solo che questa parole non costituiscano solo un generico augurio o la solita frase di rito priva di effettive conseguenze, ma invitando con un comunicato il ministro ad aprire un dialogo articolato sull’argomento.
Non sono solo i testi dei cantautori che dovrebbero entrare nell’insegnamento, quelli sono già entrati: da tanti anni le antologie più attente ospitano brani di Guccini e di De André. Ma ridurre la canzone d’autore al solo testo significa spogliarla di due componenti essenziali: musica e voce, in grado di coinvolgere l’attenzione dell’ascoltatore riducendo la distanza che spesso intercorre tra il freddo documento e l’emozione che l’opera d’arte è in grado di trasmettere. È la canzone che dovrebbe entrare nelle aule scolastiche, di questo varrebbe la pena di discutere con il ministro,
L’appello del Tenco è stato anche raccolto da uno studioso attento come Paolo Talanca che, sulle colonne del Fatto Quotidiano it., lo ha ripreso amplificando l’appello. D’altra parte, le parole del ministro coinvolgono molti insegnanti particolarmente sensibili all’argomento: facciamo in modo che si trasformi in un dibattito in grado di innestare anche una conseguente fase operativa.
Invitiamo già da ora Dario Franceschini all’appuntamento di ottobre a Sanremo, in occasione della prossima Rassegna della canzone d’autore. Confrontiamoci soprattutto con gli insegnanti che sono i più diretti interessati. Non lasciamo che una speranza cada nel silenzio.

Sergio Secondiano Sacchi

Umberto

May 22nd, 2017

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