Garland Jeffreys

Garland Jeffreys

Garland Jeffreys, la leggenda newyorkese Premio Tenco all’operatore culturale

Garland Jeffreys, 70 anni, mezzo  newyorkese e mezzo portoricano, è un’icona della lotta statunitense al razzismo  e punto di sintesi tra la cultura afro-americana e la poetica metropolitana di  New York. Alcuni suoi brani sono diventati veri inni antirazzisti a partire  dagli anni ‘70.

Le sue canzoni di denuncia sociale rappresentano il ponte tra  la musica reggae di Bob Marley e il rock’n’roll urbano di Lou Reed, artisti coi  quali Garland ha collaborato a lungo.

È stato il primo americano a registrare a  Kingston in Jamaica. Ha collaborato anche con Sonny Rollins, John Cale, Bruce  Springsteen e Dr John. La sua “Wild in the street” (1973), canzone-manifesto  prodotta da Dr John, che racconta le strade violente del Bronx, è stata di  recente ripresa dal giovanissimo gruppo hardcore punk Circle Jerks.

Le canzoni di Garland che denunciano  le discriminazioni razziali sono la naturale espressione di un mulatto  cresciuto nei quartieri periferici di New York, un ragazzo dalla pelle scura,  dalla folta chioma afro e dagli occhi azzurri.

Garland Jeffreys esplora ogni tipo  di contaminazione anche dal punto di vista musicale, mischiando rock, blues,  reggae e folk. Un sound originale che in Italia attirò l’attenzione di Edoardo  Bennato, il quale si fece produrre da Jeffreys il disco “E’ arrivato un  bastimento”. Il regista Wim Wenders gli ha dedicato un capitolo del suo viaggio  cinematografico nella musica nera “The Soul of a Man”, così come Martin  Scorsese l’ha voluto nella sua serie di documentari dedicati al blues e alle  sue radici.

Garland Jeffreys inizia al “Tenco”  il tour europeo con cui presenterà il suo nuovo disco “Truth Serum”, nel quale  suona Larry Campbell, chitarrista e violinista per molti anni di Bob Dylan e  Levon Helm (The Band). Campbell aveva prodotto il precedente album di  Garland.